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IL FILO ROSSO

FESTIVAL DELLE EMOZIONI

TITOLO:  IL FILO ROSSO 

(adattamento teatrale della leggenda giapponese del filo rosso 

DESTINATARI: Scuola Secondaria di primo e secondo grado


COSTO: € 15,60 (cartaceo)

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IL FILO ROSSO

Adattamento teatrale della leggenda giapponese del filo rosso


Autore:   Giorgio La Marca

Editing: Teresa Esposito


Il Filo Rosso è un copione teatrale liberamente ispirato a una delle leggende orientali più suggestive: quella del filo rosso del destino, un filo invisibile che unisce due persone destinate a incontrarsi, anche quando la vita sembra portarle lontane.

Wen è un uomo segnato dalla solitudine. Rimasto orfano in giovane età, ha trascorso la vita cercando qualcosa che potesse restituirgli il senso di una casa: una famiglia, un amore, una presenza capace di riempire il vuoto lasciato dalla perdita. Quando arriva nella piazza di Song, accompagnato dai suoi servitori, crede di essere lì per incontrare il padre di una giovane donna di buona famiglia, possibile futura sposa.

Ma in quella piazza c’è anche un vecchio misterioso. Siede davanti a un luogo di culto, con un libro sulle ginocchia e un sacco accanto. Alcuni si avvicinano a lui e vanno via felici, altri turbati, altri ancora incapaci di comprendere le sue parole. Incuriosito, Wen decide di parlargli. Scopre così che quel vecchio viene dall’Aldilà e custodisce i legami tra gli esseri umani.

Il vecchio gli rivela l’esistenza del filo rosso: un filo invisibile, lunghissimo e indistruttibile, capace di unire due persone destinate a incontrarsi. Può aggrovigliarsi, allungarsi, attraversare il tempo, la distanza e il dolore, ma non può spezzarsi. Wen chiede allora se il matrimonio organizzato per lui si realizzerà. La risposta è no. La donna che dovrebbe incontrare non è la sua anima destinata.

La verità che riceve è sconvolgente: la sua futura moglie è ancora una bambina di tre anni. Quando il vecchio gliela indica, Wen vede passare una povera donna, la signora Chen, con un carretto su cui si trova una bambina nascosta da una coperta. Invece di vedere una vita, Wen vede solo povertà, vergogna, distanza sociale. Si sente umiliato da quel destino che non corrisponde all’immagine che aveva costruito per sé.

Accecato dall’orgoglio e dalla paura, decide di ribellarsi. Ordina al suo servo Liang di seguire la donna e la bambina e di eliminarla. La scena si consuma fuori campo, tra urla e confusione. Liang torna sconvolto, lasciando intendere di aver colpito la bambina. Wen si convince di essersi liberato dal filo rosso. Ma il destino, come la colpa, non scompare solo perché un uomo decide di non guardarlo più.

Quattordici anni dopo, Wen vive in una casa ricca e rispettata. Ha ottenuto successo, posizione e prestigio. Sposa Yun, una giovane donna elegante, dolce e profonda, cresciuta nella casa del governatore Zhao come una figlia. Tra Wen e Yun nasce subito un sentimento vero, delicato, diverso da un semplice matrimonio combinato. Eppure Yun porta sempre sulla fronte una pezzuola, un piccolo velo che nasconde una cicatrice.

Quella cicatrice diventa il centro silenzioso della storia.

Quando Yun racconta la propria infanzia, la verità riemerge con tutta la sua forza: da bambina rimase orfana e fu affidata proprio alla signora Chen. Un giorno, nella piazza di Song, mentre si trovava su un carretto, qualcuno la colpì alla fronte. Era troppo piccola per ricordare tutto, ma quella ferita non l’ha mai abbandonata.

Wen capisce. La bambina che aveva cercato di cancellare è diventata la donna che ama.

Da qui nasce il cuore drammatico del copione: la confessione. Wen non può più nascondersi dietro il destino, dietro la paura o dietro il tempo passato. Deve riconoscere la propria colpa davanti alla donna che ama e che ha ferito prima ancora di conoscerla. Yun ascolta sconvolta. Non perdona subito. Non cancella ciò che è stato. Deve scegliere se quella ferita diventerà tutta la sua storia o se potrà trasformarsi in una soglia verso una verità più grande.

Il Filo Rossonon è una fiaba per bambini né una semplice storia romantica. È un testo teatrale pensato per ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado, gruppi teatrali giovanili e compagnie che vogliono lavorare su temi profondi: il destino, la responsabilità, la colpa, il perdono, la libertà e il coraggio di guardare la verità.

Con due soli ambienti principali — la piazza di Song e la casa sfarzosa di Wen — il copione offre una struttura scenica semplice ma intensa, adatta alla rappresentazione scolastica e laboratoriale. I personaggi permettono un lavoro ricco sulle emozioni, sui silenzi, sui conflitti interiori e sulla forza della parola teatrale.

Una leggenda antica diventa così un racconto di grande attualità: non tutto ciò che incontriamo dipende da noi, ma dipende da noi il modo in cui scegliamo di amare, ferire, chiedere perdono e restare nella verità.

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